top of page

Thiago Motta è bravo e capace. Ma deve iniziare a mettere in discussione le sue idee

  • Immagine del redattore: SCADUTO ANTONIO
    SCADUTO ANTONIO
  • 21 feb 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Noi diamo grande valore a Thiago Motta. Lo stimiamo per la sua serietà, per la sua preparazione e per la capacità di avere una visione chiara del calcio. È un allenatore capace, con idee moderne e una filosofia che può portare lontano, ma la realtà alla Juventus è diversa da quella di molte altre squadre. Alla Juve non basta avere un buon piano, alla Juventus bisogna sapersi adattare, mettere in discussione le proprie idee quando queste non portano ai risultati sperati. Alla Juventus, cambiare è sinonimo di intelligenza. E purtroppo, in questo momento, Motta sembra aver dimenticato questa lezione fondamentale. La partita contro il PSV Eindhoven ha messo in evidenza tutta la difficoltà che Motta sta incontrando nel fare i giusti adattamenti. La Juventus aveva disputato un primo tempo discreto, e l’inatteso pareggio di Weah aveva riacceso le speranze dei tifosi. Eppure, nel secondo tempo, il dominio del PSV è stato totale. Tatticamente, fisicamente e psicologicamente, gli olandesi hanno messo sotto la Juve, che ha faticato a reagire. Qui nasce la domanda cruciale: perché la squadra non è riuscita a rispondere? La risposta risiede proprio nelle scelte fatte da Motta. Per quanto Motta sia un allenatore con delle buone idee, la sua rigidità tattica è diventata un problema. La sua volontà di insistere su uno schema e su una filosofia che non stavano dando i frutti ha contribuito a questa eliminazione dalla Champions League. È vero che ogni allenatore ha il suo stile, ma alla Juventus non puoi permetterti di non metterti in discussione quando i risultati non arrivano. La Juventus è una squadra che vive di risultati immediati, e ogni passo falso, ogni errore tattico, ogni scelta non ben ponderata pesa. Motta, invece, sembra aver preso la via della continuità, senza considerare che a volte cambiare rotta è una necessità. Un primo errore evidente è stato il posizionamento di Koopmeiners in campo. Nonostante il giocatore fosse reduce da un problema di salute, Motta ha deciso di schierarlo titolare, interrompendo un ottimo duo come Locatelli-Thuram che sembrava dare stabilità alla squadra. La mossa di rompere una combinazione che funzionava ha tolto equilibrio alla Juventus, e di fatto ha creato un vuoto in mezzo al campo che è stato facilmente sfruttato dal PSV. Perché insistere su Koopmeiners in quelle condizioni? Perché non mettere da parte l’idea di una mediana a tre se non hai le forze per attuarla? Poi c’è la questione Cambiaso. Al rientro da un infortunio, l'esterno è stato inserito al centro del campo come mediano. Nonostante i suoi indiscutibili meriti, Cambiaso non è un centrocampista. Questo è un errore che ha fatto perdere fluidità alla squadra, che ha sofferto e ha ceduto terreno agli avversari. Cambiaso aveva bisogno di tempo per ritrovare la condizione fisica migliore, ma Motta ha preferito affidargli una posizione che non gli apparteneva, con il risultato di una prestazione sottotono. Cambiare un giocatore fuori ruolo, pur di mantenere un impianto tattico rigido, è stato un errore di lettura della partita. Ancora più incomprensibile è stata la scelta di non variare lo schema quando la situazione lo richiedeva. Nel finale, la Juventus, sotto di un gol, aveva bisogno di un cambio di passo. La coppia Vlahovic-Kolo Muani era l’arma da sfruttare per scardinare la difesa olandese. Ma Motta ha deciso di non insistere su questa combinazione, rimanendo ancorato alla sua idea originaria del 4-2-3-1. In una situazione di emergenza, dove il risultato stava sfumando, non si può permettersi di restare impassibile, rifiutando l’opportunità di cambiare la fisionomia della squadra. La rigidità tattica in momenti come questo può rivelarsi fatale. Non è un caso che la Juventus stia soffrendo in questo momento. Non si tratta di una questione di singoli, ma di una scelta che deve essere collettiva. Un allenatore capace deve sapersi adattare, deve leggere le partite e capire quando è il momento di fare dei cambiamenti. E se non si riesce a fare ciò, le difficoltà aumentano. Cambiare idea non è sinonimo di indecisione, ma di intelligenza. Perché se le tue idee non danno risultati, la cosa più sensata è metterle in discussione e rivederle, non continuare sulla stessa strada. Questo è ciò che manca oggi alla Juventus: non l’assenza di idee, ma l’incapacità di Motta di saper evolvere la sua filosofia quando le circostanze lo richiedono. Non si tratta di criticare Motta in quanto allenatore, perché la sua serietà, la sua competenza e il suo impegno sono indiscutibili. Ma è proprio questa visione rigida, l’incapacità di adattare le sue idee alle esigenze del momento, che sta frenando la crescita della squadra. Alla Juventus, come alla grandezza del club richiede, bisogna essere pronti a mettere in discussione anche le proprie certezze quando non si raccolgono i risultati. Non basta avere delle buone idee, perché queste devono poter essere messe in discussione quando i fatti parlano chiaro. Alla Juventus non si fa così. Qui, il risultato è la priorità assoluta. Qui, le idee non sono un dogma, ma uno strumento che deve essere continuamente affinato, ricalibrato, adattato. E se questo significa cambiare approccio durante una partita, farlo non è una debolezza, ma la conferma di una grande intelligenza. Motta dovrà capire che, per quanto una filosofia possa essere forte, è nella capacità di adattarsi che si vedono i veri allenatori. E la Juventus, più di ogni altra squadra, non può permettersi di non avere un allenatore capace di saper leggere il momento giusto per cambiare rotta.


Riepilogando: Thiago Motta è un allenatore capace, con buone idee, ma alla Juventus non basta. Alla Juve, le tue idee devono evolversi, devono adattarsi e se non funzionano, devi essere pronto a cambiarle. Non farlo non è un segno di fermezza, ma di staticità. E la staticità, come abbiamo visto, è la nemica numero uno quando si parla di un club che vuole essere sempre competitivo.

Commenti


bottom of page