Thiago Motta gioca a nascondino: dichiarazioni inascoltabili dopo l'eliminazione dalla Champions
- SCADUTO ANTONIO
- 20 feb 2025
- Tempo di lettura: 4 min
La Juventus è fuori dalla Champions League, ma Thiago Motta, dopo la debacle con il PSV Eindhoven, sembra non aver compreso la gravità della situazione. Con una tranquillità che sfiora l’indifferenza, il tecnico ha offerto un’analisi della partita che ha dell’incredibile, quasi a voler giustificare l’eliminazione con un mazzo di scuse da ripetere come un mantra. “Dobbiamo pensare al Cagliari”, ha dichiarato, quasi a voler ridurre il crollo europeo a una noiosa parentesi da archiviare nel più breve tempo possibile. Un approccio che, francamente, non fa che esprimere la distanza siderale tra la serietà del momento e la disarmante superficialità delle sue parole. La realtà, purtroppo per lui, è ben diversa. La Juventus non è stata eliminata dalla Champions League per un errore fortuito, un episodio sfortunato o una disattenzione momentanea. La Juventus ha mostrato tutte le sue fragilità contro un PSV che, semplicemente, ha voluto di più. Ma Motta non sembra voler accettare questo fatto. Anzi, nel tentativo di mascherare una prestazione che, se fosse stata una prova scolastica, sarebbe stata bocciata senza appello, ha cercato di dipingere gli avversari come se avessero avuto fortuna più che merito. “Non credo che il PSV volesse di più”, ha affermato, quasi a voler insistere che la Juventus, alla fine, è stata solo vittima di una sfortunata sequenza di eventi. Ma la realtà è che la Juventus ha fatto fatica a dare un senso alla partita. Il gioco era lento, il pressing inesistente, l’intensità assente. La squadra, in una competizione come la Champions, non può permettersi di essere mai così impalpabile. Ma ciò che colpisce di più è il modo in cui Motta, nel post-partita, ha difeso ogni singola decisione come se fosse il frutto di una genialità calcistica fuori discussione. “Rifarei tutto”, ha dichiarato con una sicurezza che avrebbe suscitato invidia anche nel più esperto degli allenatori. Eppure, la sua analisi si riduce a un balletto di frasi preconfezionate, con cui tenta di giustificare l’ingiustificabile. Come se il destino della partita fosse stato determinato da forze esterne e non da una palese incapacità della squadra di reagire nei momenti cruciali. Non sono stati i cambi, le formazioni o gli episodi a condannare la Juventus, ma la totale assenza di reazione. L’assenza di una mentalità da grande squadra, di una risposta immediata alla difficoltà, che solo una squadra abituata a vincere può avere. Il fatto che, in un momento come questo, il tecnico preferisca ripetere, quasi in maniera ossessiva, che “pensiamo al Cagliari” è un affronto alla gravità del momento. La Juventus è stata eliminata dalla Champions League, non dalla Coppa del Nonno. Il fatto che Motta si preoccupi di non far pesare troppo la delusione è l’ennesima dimostrazione di come, in questo caso, non ci sia nemmeno la consapevolezza di come questo fallimento segni profondamente la stagione bianconera. Invece di fare i conti con una sconfitta che ha il sapore di una resa totale, il tecnico si rifugia in una visione paradossalmente ottimista, come se nulla fosse accaduto. Eppure, la realtà è che la Juventus ha perso il contatto con la sua dimensione europea, senza mai sembrare pronta a rispondere alla sfida. Non basta parlare di “cambi” e di “scelte forzate”, quando la verità è che la squadra non ha mai trovato la scintilla per fare qualcosa di diverso, per reagire in maniera concreta a un avversario che ha giocato con maggiore coraggio. Concludere il suo discorso con un “rifarei tutto” lascia perplessi. In una partita di Champions League, il minimo che un allenatore dovrebbe fare è analizzare ciò che non ha funzionato e chiedersi perché una squadra di questo livello non sia riuscita a dare il massimo. Ma Motta, invece, sembra voler difendere un’idea preconcetta di sé stesso, senza la minima introspezione o la capacità di accettare la realtà dei fatti. Il calcio non è solo una questione di scelte tattiche o di cambi, è anche una questione di mentalità. E la Juventus ha mostrato, con questa eliminazione, di non avere né la mentalità né la determinazione per affrontare una competizione così complessa e impegnativa. Eppure, il tecnico non sembra voler accettare che la sua squadra è stata superata non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello mentale.
In definitiva, ciò che rimane di questa eliminazione non è tanto la partita in sé, ma la totale mancanza di consapevolezza da parte di Motta. La Champions League non è un torneo da prendere alla leggera, e quando si viene eliminati in questo modo, è necessario fermarsi, guardarsi allo specchio e capire dove si è sbagliato. Non è il momento di giustificazioni, di frasi trite o di nascondersi dietro il “pensiamo al Cagliari”. Il momento è ora, e la Juventus, con tutte le sue potenzialità, avrebbe bisogno di un allenatore capace di affrontare la realtà con umiltà e coraggio. Purtroppo, però, quello che abbiamo visto ieri sera è stato solo un altro esempio di come le scelte giuste possano non bastare quando manca il carattere per affrontare una partita che avrebbe dovuto essere l’apice della stagione.



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